Il gioco clandestino così come la manipolazione degli eventi sportivi rappresentano fenomeni di portata internazionale, in cui la risposta di un singolo Paese ha inevitabilmente una efficacia limitata mentre i danni procurati al settore del gioco pubblico offerto dai concessionari dell’Adm sono enormi e questo sia in termini di volume di raccolta che di credibilità e di immagine.
Gli effetti della globalizzazione sul settore richiedono, quindi, una cooperazione a livello internazionale delle autorità nazionali competenti coinvolte insieme alle autorità sportive e alle forze di polizia che già operano a livello transfrontaliero.
Le diffidenze tra i diversi Stati Membri nella scelta dell’impianto di regolazione del gioco a distanza pregiudicano inevitabilmente l’efficacia della lotta al gioco illegale e al match fixing. L’obiettivo di una maggiore e proficua cooperazione, che si era prefissata la Commissione europea attraverso la costituzione di un gruppo di esperti a livello delle ventotto autorità di regolazione del gioco nel 2012 non sembra essere stato raggiunto e stanno prendendo forma altre tipologie di cooperazione, attraverso accordi bilaterali e o incontri informali multilaterali come il recente incontro tra i rappresentanti delle autorità di Francia, Germania, Italia, Portogallo, Spagna e Regno Unito.
Eppure, le istituzioni europee potrebbero contribuire a dare alcune risposte concrete al settore promuovendo una maggiore convergenza delle normative degli Stati Membri sui temi prioritari individuati, come il contrasto al gioco illegale e al match fixing, nonché una standardizzazione minima comune delle norme tecniche di tutela della pubblica sicurezza e protezione dei giocatori. Ciò consentirebbe anche di adottare forme di gioco con raccolta nazionale, ma liquidità e vincite ‘in comune’ anche sull’esempio di ciò che è stato fatto in passato per i giochi numerici a totalizzatore.
(Vedi l’intervista integrale sulla Rivista Gioconews – 3 marzo 2014)